Sala d'attesa di un ambulatorio ospedaliero.
In questo dipinto la "sala d'attesa di un ambulatorio ospedaliero" ogni persona presente si sente in un limbo.:prende posto ,senza proferire parola, acconto ad uno sconosciuto/a portando sulle proprie ginocchia l'immancabile cartellina colma di referti medici. Fa un bagno di umiltà,un esercizio di silenzio, e prende coscienza che quello che si è o si possiede, in quell'ambiente,non conta niente e non interessa a nessuno.
L'atmosfera è densa, quasi palpabile,scandita dal ritmo irregolare di una porta che si apre e dal richiamo di un nome che rompe il silenzio.
La figura della signora anziana al centro di questo lavoro si staglia per la compostezza.E' presente col corpo,ma lo sguardo perso nel vuoto suggerisce che la sua anima sia altrove.Che stia aspettando la figlia o il proprio turno,la sua è una attesa "passiva"che la costrige a fare i conti con le proprie debolezze e la propria vulnerabilità.
Attorno a lei i corpi,sono chiusi,rannicchiati e ripiegati su se stessi.Non c'è dialogo, non c'è scambio.Ognuno è custide del proprio "caso clinico" e della propria storia.
Il dipinto cattura perfettamente la coscienza di essere malati.
Nonostante i colori a tratti cupi,la luce che colpisce le figure sembra rappresentare quella piccola,ostinata speranza di giorni migliori. E' la luce di chi aspetta una risposta che possa restituire la salute e,con essa, il ritorno alla vita fuori da quell'ambiente.